La campagna mondiale “Changing Diabetes”

 

 

Il diabete è una delle patologie più diffuse al mondo: oggi sono circa 246 milioni le persone con diabete, pari al 5,9 per cento della popolazione adulta mondiale e si stima che nel 2025 potrebbero diventare 380 milioni.

Senza contare che molti altri milioni di persone, non eseguendo il monitoraggio della glicemia e conducendo stili di vita non corretti, potrebbero essere diabetiche senza saperlo e non rientrare in alcun tipo di valutazione statistica.

 

Si tratta di una vera e propria pandemia che potrebbe essere contenuta attraverso controlli costanti, evitando così le sue peggiori complicanze.

 

Novo Nordisk, azienda leader nella ricerca e nella cura del diabete, ha dunque come obiettivo principale la cura ed il benessere delle persone con diabete e si adopera affinché esse possano vivere la propria vita in modo normale, incoraggiandole a monitorare la propria patologia.

 

Un obiettivo che nel corso degli anni si è ampliato in vera e propria responsabilità sociale al punto da progettare una forte azione di sensibilizzazione e di informazione globale sul diabete e su come cambiare il modo in cui tale patologia è percepita dalle persone che ne sono affette, dalle loro famiglie, dalla comunità scientifica, dalle istituzioni politiche e sanitarie.

 

Questa azione prende il nome di “Changing Diabetes”, una campagna di informazione pubblica rivolta a tutti coloro che sono interessati direttamente o indirettamente dal diabete.

 

Novo Nordisk è infatti convinta che attraverso questa campagna si possano aiutare milioni di persone non solo a controllare la propria patologia e a ridurre il loro rischio di andare incontro a complicazioni a lungo termine, ma a prevenirla attraverso adeguati stili di vita.

 

Nell’ambito di “Changing Diabetes” Novo Nordisk ha realizzato numerose iniziative in collaborazione con organismi scientifici di rilevo nazionale ed internazionale, come ad esempio l’IDF (International Diabetes Federation).

 

Questa collaborazione, che ha coinvolto anche istituzioni e persone con diabete, è riuscita ad ottenere una attenzione su questa patologia che si può definire globale, raggiungendo risultati di grande rilievo internazionale, quali:

§               La Risoluzione delle Nazioni Unite sul diabete, siglata nel dicembre 2006, in cui l’ONU ha dichiarato “il 14 novembre, l’attuale Giornata Mondiale del Diabete, quale Giornata delle Nazioni Unite” ed ha invitato “tutti gli Stati Membri, le organizzazioni delle Nazioni Unite, e le altre organizzazioni internazionali, la società civile - comprese le organizzazioni non governative ed il settore privato -, ad osservare la Giornata Mondiale del Diabete nella maniera adeguata, al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica sul diabete e sulle sue complicanze così come sulla sua prevenzione e cura, anche attraverso forme di istruzione e i mass media”

§               Il "Global Changing Diabetes Leadership Forum", primo forum mondiale sul diabete organizzato dall’IDF con il supporto di Novo Nordisk, tenutosi il 13 ed 14 marzo 2007 a New York, nel corso del quale 20 delegazioni – provenienti da tutto il mondo e formate da istituzioni, decisori politici e giornalisti – si sono confrontate sulle necessità legate al mondo del diabete compiendo, così, un primo passo verso la strada auspicata dalla Risoluzione delle Nazioni Unite. Tra gli speaker anche Bill Clinton che ha raccomandato tra l’altro “non fate come me, cibi sani e palestra o rischiate la morte”.

 

 “Changing Diabetes” – Gli Sport Ambassador

 

Numerosi sono gli atleti con diabete che praticano attività agonistica con successo e che sono testimonial della campagna.

 

"Il mio sogno da bambino era diventare un calciatore. L'ho realizzato. E il diabete, malattia di cui soffro da quando avevo nove anni, non mi ha mai condizionato": Nicolas Amodio, calciatore uruguaiano, da quest'anno al Treviso (dopo tre stagioni al Napoli), racconta la sua esperienza. Nicolas Amodio è stato tra gli atleti premiati a Roma al CONI nell'ambito di "Changing diabetes".

"Sono 15 anni che convivo con il diabete - racconta Amodio - devo dire di essere stato molto fortunato perché da subito i medici mi hanno consigliato l'attività sportiva ed è stata la mia fortuna perché ho potuto coronare il mio sogno e diventare un calciatore professionista. Il diabete mi ha aiutato a maturare prima, ad essere più rigoroso e rispettoso delle regole. Ora inseguo un altro sogno, vestire la maglia della nazionale uruguaiana".

L'esperienza di Amodio non è isolata. Il nuotatore americano Gary Hall junior è l'esempio più famoso - era all'apice della sua carriera agonistica quando scoprì di avere il diabete. Aveva 25 anni ed era il nuotatore più veloce del mondo. Ai giochi olimpici di Sidney vince quattro medaglie (due d'oro, una d'argento e una di bronzo) e ad Atene si ripete - ma sono tanti i giovani che, affetti da diabete, trovano nell'attività fisica un metodo per controllare la loro malattia.

Oltre Amodio al CONI sono stati premiati altri atleti con diabete (tra loro i ciclisti, Diego Franceschini, David Panichi, Mauro Tallini, la nuotatrice Monica Priore, reduce dalla traversata dello stretto di Messina - l'alpinista Marco Peruffo, lo sciatore Mauro Sormani, assenti Mattia Tanza, perché impegnato in una scalata sull'Everest e Simone Donadello che rappresenterà l'Italia all'Onu per la giornata mondiale del diabete il prossimo 14 novembre).
Testimonial della campagna "Changing diabetes”, gli atleti delle nazioni maschile e femminile di hockey su prato e la “Luca Pinarello”, sulle cui maglie, campeggia la scritta 'Changing diabetes'.

 

I Changing Diabetes Sport ambassadors, con il loro impegno promuovono a livello dell’opinione pubblica una campagna di sensibilizzazione sull’importanza della prevenzione del diabete, attraverso l’attività motoria e l’adozione di corretti stili di vita.